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Gavorrano è un comune della provincia di Grosseto con poco più di 8.500 abitanti, dista dal capoluogo circa 38 km. Il paese è situato sul versante settentrionale di Poggio Ballone a est di Scarlino, in una zona estremamente ricca dal punto di vista minerario, soprattutto per i grandi giacimenti di pirite sfruttati intensamente fino ai primi anni ottanta con numerose miniere.
Qui vi trovò la morte Pia dei Tolomei (Siena mi fe',disfecemi Maremma) e per aver dato i natali allo scrittore Giuseppe Bandi.
Il territorio comunale si estende tra la pianura della Maremma grossetana, il versante settentrionale dei rilievi del massiccio di Poggio Ballone e le prime propaggini dell'entroterra che costituiscono l'estremità sud-orientale delle Colline Metallifere propriamente dette. Confina a nord con il comune di Massa Marittima, a est con il comune di Roccastrada, a sud-est con il comune di Grosseto, a sud con il comune di Castiglione della Pescaia e a ovest con il comune di Scarlino.
L'altitudine varia dai 19 metri s.l.m. che si registrano presso Giuncarico ai 448 metri s.l.m. di Monte Calvo, ai cui piedi settentrionali sorge a 273 metri s.l.m. il centro di Gavorrano.

Frazioni : Bagno di Gavorrano,Filare,Caldana,Castellaccia,Grilli,
Giuncarico,Potassa,Ravi,Bivio di Ravi.



In età etrusca il territorio di Gavorrano rientrava sotto il diretto controllo di Vetulonia che, attraverso i percorsi lungo le valli dei fiumi Bruna e Sovata, faceva affluire i minerali dei ricchi giacimenti intorno al Lago dell'Accesa. Di particolare interesse, in proposito, sono le campagne di scavo condotte dall'Università di Firenze nella tenuta di Santa Teresa fra il 2004 e il 2007. Grazie ad esse sono stati messi in luce cinque tumuli tombali utilizzati fra la metà del VII secolo a.C. e la seconda metà del VI secolo a.C., con altrettante fattorie sparse nei terreni circostanti. I risultati di tali operazioni, esibiti in una mostra inaugurata nel Centro di Documentazione di Gavorrano il 12 luglio 2008, evidenziano l'alto tenore delle famiglie proprietarie delle tombe. In aggiunta alle risorse agricole, esse sfruttavano al meglio i vantaggi derivanti dalla posizione strategica che consentiva di controllare il flusso dei minerali verso il centro manufatturiero di Vetulonia. Il paese di Gavorrano, sorto dopo l'anno Mille come possesso dei vescovi di Roselle, successivamente ceduto nelle mani della famiglia Alberti. Nel Duecento il centro passò sotto il controllo dei Pannocchieschi che prima lo sottomisero a Volterra e poi a Massa Marittima. Con la caduta di Massa Marittima il paese passò sotto il dominio di Siena. Nella seconda metà del Cinquecento il centro venne inglobato nel Granducato di Toscana a seguito della definitiva caduta della Repubblica Senese. Nella storia recente occupa un ruolo importante la miniera di pirite, che ha mutato la storia del borgo. Nel 1898 viene portato alla luce un filone di pirite, grazie all'opera del cittadino Francesco Alberti; da questo punto di partenza si sviluppò la miniera di pirite più importante d'Europa. Questo portò Gavorrano ad assumere un'importanza primaria dell'intera zona, dall'immediato dopoguerra fino all'inizio degli anni settanta (quando Follonica iniziò a svilupparsi).

Centro Storico


































Le Mura di Gavorrano costituiscono il sistema difensivo dell'omonimo borgo. La cinta muraria fu costruita durante il XII secolo, quando il controllo sul centro di Gavorrano era spartito tra i vescovi della nuova Diocesi di Grosseto e la famiglia Alberti di Mangona. Nel corso del Trecento la struttura difensiva fu ristrutturata dai Senesi che la rafforzarono con alcune torri di guardia. Nella seconda metà del Seicento parte della preesistente cinta muraria risultava degradata. Nella seconda metà del secolo scorso una serie di restauri ha permesso un discreto recupero della cerchia muraria medievale. Le Mura di Gavorrano delimitano quasi interamente il borgo di origini medievali. Si conservano diversi tratti di cortina muraria rivestiti prevalentemente in arenaria, che si caratterizzano per gli elementi stilistici tipici medievali; in alcuni punti si è venuta a trovare addossata a pareti di edifici. Lungo la cinta muraria si elevano alcune torri di avvistamento a sezione quadrangolare, risalenti al periodo compreso tra il Duecento e il Trecento. L'accesso al borgo è possibile attraverso una caratteristica porta ad arco tondo.

Mostra Archeologica



Mostra archeologica "Aristocrazie Agricoltura Commercio" a Santa Teresa di Gavorrano Gavorrano: Il Comune di Gavorrano per questa area ha finanziato per tre anni (2005 - 2006- 2007) le campagne di indagini archeologiche a cura del Dipartimento di Scienze dell'Antichità "Giorgio Pasquali" dell'Università degli Studi di Firenze, dirette dal prof. professor Luigi Donati, etruscologo. Molto importanti e di grande valore scientifico sono i reperti e i dati emersi dagli scavi, che ci parlano del passato etrusco di Gavorrano. E' stato infatti possibile delineare la configurazione di un piccolo insediamento immerso nell'ambiente rurale della tenuta di Santa Teresa (composto da alcune fattorie con annesso sepolcreto) ad economia agricola ma anche connotato da attività metallurgica e di lavorazione delle risorse minerarie presenti nella zona. A pochi metri dalla piccola necropoli di Santa Teresa sono state trovate tracce evidenti dell'insediamento abitativo e lavorativo, solo che i massicci lavori agricoli effettuati negli anni '60 e '70 hanno in pratica cancellato ogni più consistente reperto di abitazione che poteva esserci. Si tratta di cinque abitazioni, di cui tre nella parte coltivata e due in quella boschiva. Benché delle strutture restino, nel migliore dei casi, solo qualche pietra di fondazione e frammenti di tegole della copertura, la loro disposizione isolata, a una certa distanza l'una dall'altra, consente di ravvisarvi altrettante fattorie. Particolarmente importanti sono i dati emersi da una tomba a fossa inviolata (le altre erano già state visitate, probabilmente con scavi clandestini nel '700) ancora integra e con i suoi sigilli in pietra. Questa ha restituito, fra l'altro, due raffinati vasi (kyathoi) di bucchero sottile. Le tombe erano probabilmente a servizio di un piccolo insediamento abitativo di un nucleo familiare ricco, un clan gentilizio insediatosi nell'area di Santa Teresa nel momento più fulgido della civiltà etrusca consolidandosi numericamente per qualche generazione per poi scomparire in maniera repentina, sembra, nel giro di un secolo e mezzo circa (dalla metà del VII e la fine del VI secolo a.C.). La mostra è visitabile (ad ingresso gratuito): Luglio ed agosto dal martedì al sabato dalle ore 16,00 alle ore 20,00; la domenica dalle ore 10,00 alle ore 13,00 e dalle ore 16,00 alle ore 20,00 Settembre il sabato e la domenica dalle ore 10,00 alle ore 13,00 Ottobre, novembre e dicembre la domenica e i festivi dalle ore 10,00 alle ore 13,00

La Pieve di San Giuliano









La pieve di San Giuliano è un edificio sacro situato nel centro storico di Gavorrano, .L'edificio fu ricostruito alla fine del Settecento in sostituzione della precedente chiesa, eretta nello stesso luogo sulle mura della rocca, come attesta l'antica muratura del campanile in blocchi di pietra squadrata. L'originaria pieve medievale risultava già esistente nella seconda metà del XII secolo, essendo citata in una bolla papale datata 1188, anno in cui rientrava nei confini pastorali della diocesi di Grosseto. Il luogo di culto risultava essere una pieve autonoma nelle Rationes Decimarum del tardo Duecento e degli inizi del Trecento, che aveva come suffraganee le varie chiese di Caldana e Ravi.
L'abside e la facciata, che si presenta tripartita con un coronamento ad archetti, risalgono ad un intervento del 1927, come si può leggere sull'architrave.
Originariamente l'edificio era dedicato a San Gusmé, come si evince dal documento datato 1321 riguardante la sepoltura di Paganello Pannocchieschi. L'intitolazione a San Giuliano risale al 1529.
L'interno, diviso da pilastri in tre navate con due altari laterali settecenteschi in stucco e gesso; l'altare maggiore ospita la Madonna col Bambino di Giovanni d'Agostino, preziosa statuetta in marmo (1336 ca.).
Fra le opere pittoriche, la seicentesca Madonna del Buonconsiglio, esposta entro una raffinata macchina lignea ottocentesca. Nella parete di fondo trova posto una tela settecentesca con una Annunciazione e un Battesimo di Cristo, contemporaneo all'opera precedente, ma di qualità inferiore.
Accanto all'ingresso, la cinquecentesca acquasantiera a muro in marmo.

Pia de' Tolomei

Questa figura di donna corrisponde secondo la tradizione raccolta dagli antichi commentatori danteschi a Pia de' Tolomei, la moglie di Nello d'Inghiramo dei Pannocchieschi, signore del castello di Pietra nella Maremma, capitano della taglia guelfa nel 1284 e ancora vivente nel 1322.
Colui che la stessa Pia, nei versi danteschi, addita come responsabile della sua morte è proprio il marito, Nello Pannocchieschi.
Secondo alcuni commentatori Nello l'avrebbe fatta uccidere per potersi sposare con Margherita Aldobrandeschi, quando, nel 1297 fu legalmente sciolto il matrimonio di questa con Loffredo Caetani, nipote di Bonifacio VIII. Secondo altri invece Nello fece uccidere Pia accecato dalla gelosia. La vicenda tragica si compie, secondo la tradizione popolare, nel castello di Pietra a pochi chilometri di distanza da Gavorrano nel suo territorio comunale. Pia viene condotta nottetempo nel castello e qui viene gettata dalla finestra del maniero. La tradizione conferma l'episodio indicando come salto della contessa il dirupo sottostante ai ruderi del castello ancor oggi visibili.
Per rievocare questa vicenda il paese di Gavorrano è stato suddiviso in due contrade. La parte del centro storico è stata denominata contrada dei Pannocchieschi (in onore di Nello Pannocchieschi, signore medievale di Gavorrano).
Questo rione è contraddistinto dai colori rosso ed oro.

Pozzo Roma


Il Pozzo Roma (situato a quota +200 m slm) è il simbolo della Miniera di Gavorrano (GR). Il castelletto di estrazione del pozzo è attualmente costituito da una torre verticale a traliccio in ferro che sostiene le guide e porta in alto le molette (funi) e da una coppia di puntoni obliqui leggermente divaricati verso il basso, che hanno il compito di resistere alla risultante del tiro delle funi. Gli edifici circostanti ospitano gli ambienti di servizio del pozzo (sala argano, cabine elettriche) e gli impianti della laveria per il trattamento del minerale.
Il suo scavo fu iniziato nel 1914 e già alla fine di quell'anno raggiunse il livello +150 m slm. Per renderlo subito efficiente venne rivestito in parte in legname ed in parte in muratura e venne dotato di un castelletto e di un argano di estrazione, successivamente sostituito con quello che è visibile adesso. Attraverso questo pozzo si effettuava l'estrazione del minerale dai cantieri sotterranei che erano collegati attraverso una serie di gallerie di carreggio, poste a diversi livelli e alcune lunghe decine di chilometri. Per questo motivo è situato nei pressi dell'impianto di frantumazione e di arricchimento della pirite (l'impianto delle Laverie). Da questo momento in poi, quindi, diviene il fulcro della Miniera di Gavorrano, dato che gran parte del minerale estratto usciva da questa struttura.
Pozzo RomaNel 1915 raggiunse la profondità di +90 m slm.
Nel 1922 venne ampliata la cabina dell'argano.
Nel 1954 fu installato un nuovo argano a tamburi cilindrici dalla potenza di 50 HP e l'anno successivo venne modificata l'apparecchiatura per il carico e dosaggio automatico in maniera da garantire una portata di circa 120 tonnellate orarie.
Nell'anno 1963 venne sostituito il vecchio impianto di estrazione con un nuovo argano a puleggia d'aderenza detto Sistema Koepe dotato di apparecchiature elettromeccaniche di comando e controllo e messo in funzione un motore della potenza di 750 HP. (La puleggia d'aderenza Koepe è un particolare organo per il sistema di avvolgimento della fune che permette un perfetto equilibramento automatico). Con questo sistema le operazioni di carico e scarico divennero più rapide (la durata era di circa 1 minuto). L'impianto di estrazione era costituito da skip della portata di 4,223 vagoni da 400 litri ciascuno. Ogni skip veniva riempito automaticamente e ripartiva alla velocità di 9 m/sec.
Nel 1970 il Pozzo Roma fu approfondito fino al livello –140 m slm che ne è tuttora la base.
Fino alla metà degli anni ‘ 70 le operazioni di carico e scarico veniva eseguita in 2 turni di lavoro, e successivamente fu organizzata in un solo turno durante il quale gli skip compievano circa 300 corse estraendo circa 500 mc di minerale (circa 2.500 tonnellate).